Giornalisti freelance, sono quasi la metà dei contrattualizzati ma i guadagni sono risicati

 
 

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Oramai oltre la metà dei giornalisti italiani, 24 mila a fronte di 20 mila contrattualizzati, non ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna in media nemmeno 10 mila euro lordi l’anno. Colleghe e colleghi che contribuiscono ogni giorno alla realizzazione dell’informazione su giornali, radio, tv, agenzie e siti internet italiani, con pochi o nessun diritto, quasi sempre sottopagati, costretti a una precarietà senza uscita.

Questo in estrema sintesi il documento diffuso all’indomani della seduta della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo della FNSI. Il documento si apre con l’aggiornamento sull’iniziativa di Paola Caruso che ha interrotto lo sciopero della fame e ha incontrato il direttore Ferruccio de Bortoli. Paola Caruso, la freelance che si era resa protagonista (suo malgrado) del gesto è tornata a lavorare per il suo giornale, il Corriere della Sera, con cui collabora da sette anni.

La sua protesta estrema, portata avanti con determinazione per cinque giorni, non ha però esaurito il suo effetto dirompente. Ha infatti portato sotto i riflettori anche del grande pubblico una situazione da tempo non più sostenibile: le drammatiche condizioni di lavoro dei freelance, costretti spesso a una condizione di “precari a vita”. Una situazione al centro della battaglia sindacale della Fnsi, che continuerà con iniziative collettive e nel corso delle indagini parlamentari avviate sulle condizioni del lavoro autonomo nell’editoria.

Questo l’appello della Commissione per il Lavoro Autonomo della FNSI che ha poi esternato:  

Oggi bisogna tornare a parlare di qualità dell’informazione. Che significa ridare valore e dignità al lavoro giornalistico, a partire proprio da quello dei freelance. Puntando sul merito, sulle competenze e sulle capacità, che hanno un costo e devono contare su diritti certi e prospettive chiare. Dentro o fuori dalle redazioni.

Il precariato si può combattere estendendo il più possibile le assunzioni a tempo indeterminato e normando la flessibilità in modo tale da garantire dignità al lavoro e al lavoratore, come già si richiede con forza in altri ambiti professionali non meno strategici: l’università, la scuola, la ricerca. A questo principio generale non sfugge il nostro mondo, che oltre a dover difendere la qualità del lavoro ha la responsabilità di garantire ai cittadini la qualità dell’informazione. I giornalisti freelance non chiedono necessariamente il posto fisso, ma pretendono dignità per il proprio lavoro. Attraverso un aumento significativo dei compensi, tutele per la malattia e la maternità, rimborsi spese, riconoscimento dell’impegno di chi collabora da anni con una testata con un contratto che garantisca un importo fisso mensile per un minimo di articoli e non più il pagamento a cottimo. Garanzie di continuità e di stabilità.Rivendicazioni che accomunano i precari dell’informazione a quelli di tutte le altre categorie: su questo deve aprirsi una discussione a tutti i livelli, nella professione, nel sindacato, nelle istituzioni e nella società civile.

Una risposta a “Giornalisti freelance, sono quasi la metà dei contrattualizzati ma i guadagni sono risicati”

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