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La mia visione del turismo in Basilicata nel dopo emergenza Covid-19 nell’intervista rilasciata al caporedattore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Massimo Brancati, pubblicata sul quotidiano (cartaceo) il 29 aprile 2020.

Servono strategie e competenze per comunicare valori. La sfida è comunicare lo sconosciuto oltre al conosciuto. La Basilicata ha una grandissima opportunità e bisogna affidarla agli esperti del sistema turistico. Oggi, più che mai, è vietato fallire.

(segue in basso)

Ritaglio della mia intervista su "La Gazzetta del Mezzogiorno"
Ritaglio della mia intervista su “La Gazzetta del Mezzogiorno”

 

UN PASSAPORTO DI SICUREZZA NELLA REGIONE SFIORATA DAL COVID-19
intervista di Massimo Brancati del 29.04.2020

Anna Bruno è giornalista esperta di turismo e digitale. Autrice del libro “Digital Travel” di Flaccovio Editore. E’ delegata per le Marche-Umbria-SUD del GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica).

Quali prospettive per il turismo in tempo di pandemia?

E’ indubbio che l’emergenza Covid-19 ha collassato il mondo del turismo. Il settore turistico rappresenta il 13-14 % del PIL italiano, ecco perché è indispensabile lavorare bene nella fase di ripartenza post Covid-19. Ci vogliono strategie accorte messe in piedi da esperti. Mai, come in questo momento, ci siamo accorti della necessità di competenze in tutti i settori. Non capisco perché il turismo dovrebbe fare eccezione. E spesso lo fa.

Qual è la tua visione del turismo?

Ho sempre avuto una visione olistica del turismo. In questi giorni sto approfondendo alcuni studi e mi sto confrontando, in videoconferenze, con operatori del settore a livello nazionale. Quando si parla di turismo, spesso si dimenticano attori fondamentali come le agenzie di comunicazione, marketing, consulenti e guide. Ho sempre pensato che se un albergo ha successo è perché c’è qualcuno che promuove una destinazione, perché i trasporti funzionano, perché anche last but not least (l’ultimo ma non per importanza) come può essere un piccolo B&B, ha una sua valenza in un mondo corale come quello del turismo.

Cosa pensi del futuro del turismo in Basilicata?

La Basilicata, fino ad oggi, eccezion fatta per Matera, non può essere definita una “destinazione” nel senso totale del termine, poiché rappresenta una piccolissima percentuale del turismo nazionale. Tuttavia, penso che questo handicap possa essere presto superato. Come? Con una serie di accorgimenti. La Basilicata ha una grandissima opportunità, quella di mostrarsi come regione solo sfiorata dal Covid-19, con una sorta di “passaporto di sicurezza”. La gente avrà bisogno di grandi spazi scarsamente antropizzati, di natura, di borghi autentici. La scarsa densità della popolazione della Basilicata, se ben comunicata, può rappresentare una leva per far conoscere la nostra regione senza, però, commettere l’errore di puntare, come è stato fatto in passato, al turismo di massa. La Basilicata non ha mai rappresentato il turismo patinato, quello che oggi perde tanto di appeal. Il turismo di Basilicata è fatto di luoghi di conforto, di umanità, di concretezza. Sono questi i valori che potranno rappresentare il volano del viaggio in Basilicata. Per una volta e, l’emergenza coronavirus ci dà l’opportunità, bisogna andare oltre la domanda che (quasi) sempre regola il turismo, fatta di low cost, overtourism e luoghi alla moda. C’è bisogno di inseguire valori, fatti di piccole cose semplici come il pane appena sfornato dall’odore caldo del forno a legna e del sorriso della gente che accoglie, come per millenni si è fatto, il “forestiero”. Non c’è bisogno di inventarci l’ospitalità poiché i lucani ce l’hanno nel DNA. Ce l’hanno insegnato i nostri padri. Sono questi valori che sfociano nel confort di cui ha bisogno il viaggiatore, che possono  diventare il motore e l’essenza del viaggio.

Il turismo della Basilicata può quindi andare oltre Matera?

La sfida del turismo in Basilicata è andare oltre “Matera” e far conoscere tutto il resto, parlare dello sconosciuto ma anche del conosciuto. Bisogna cercare di comunicare il valore che è una peculiarità della Basilicata senza rincorrere sirene che non hanno mai rappresentato la regione. Un viaggio in Basilicata può essere anche un modo per ritrovare o ricercare spiritualità, valori antichi di una terra le cui origini si perdono nel tempo. Bisogna far uscire dall’immaginario comune che la Basilicata è una regione povera. Non lo è affatto. C’è bisogno, tuttavia, di essenzialità, questa si che è una peculiarità del lucano. L’essenzialità è ciò che serve al corpo e allo spirito. Il retaggio agreste e monumentale della terra lucana, va oltre le logiche globali e rappresentano un vero valore, in questo momento. La Basilicata deve somigliare ai lucani.

Cosa serve per il rilancio del turismo in Basilicata?

Per il rilancio del turismo c’è bisogno di progettualità, visione e giuste competenze. La politica e gli amministratori devono abbandonare l’autocelebrazione, devono smettere di creare reti e distretti pseudo turistici il cui unico intendo è quello di autofinanziarsi ed affidare il turismo a consulenti qualificati. La Basilicata ha una grandissima opportunità. Una sfida che mi auguro, una volta tanto, possa davvero rilevarsi vincente.

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