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Huffington Post, blogger in protesta perchè non pagati

La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo. Qualche giorno fa AOL, colosso americano del settore Internet, ha acquistato Huffington Post per 315 milioni di dollari. Per chi non conoscesse l’Huffington Post stiamo parlando di un giornale nato in Rete e che, grazie al suo modello, è riuscito in tempi rapidi a scalare le classifiche di notorietà e lettori (circa 117 milioni di lettori unici al mese) fino a superare gli storici giornali americani.

L’Huffington Post è considerato il modello editoriale da prendere ad esempio in Internet perché riesce, grazie al giornalismo partecipativo e al coinvolgimento di numerosissimi blogger, a produrre una mole di informazione notevole.

L’Huffington Post prende il nome dalla sua fondatrice, Arianna Huffington, giornalista americana di origini greche, che da qualche giorno ha visto il suo successo tramutarsi in sonanti soldoni. Ma non solo. L’Huffington Post non solo è stato venduto ad Aol per la cifra considerevole di 315 milioni di dollari ma la stessa Arianna Huffington percepirà circa 4 milioni di dollari all’anno per la sua attività. 

E se fino a questo momento la storia sembra logica e normale per un Paese come l’America dove le storie di successo, così come quelle di insuccesso, si sprecano, quello che non sembra usuale è che molti blogger (circa 3000) non percepiscono un dollaro per il proprio lavoro. La crescita dell’ Huffington Post si basa proprio su questo. Grazie alla notorietà della testata molti blogger sono stati invitati a scrivere gratis in cambio di una manciata di notorietà. E fino a quando la causa comune era quella di scalare le classifiche in nome di un’informazione che arriva dal basso, nessuno si è lamentato. Fino a ieri, quando Aol ha comprato il giornale e la sua fondatrice, Arianna, è stata premiata a suon di dollari. Da qui la protesta di circa 500 blogger che hanno inviato ironiche richieste ad Arianna che suonano più o meno così: “ehi Arianna, hai qualche spicciolo per noi?”

A rincarare la dose ci hanno pensato i giornalisti dell’ Huffington Post che hanno parlato di condizioni pietose di lavoro al limite dello schiavismo. Dal suo canto, la fondatrice dell’ Huffington Post, all’indomani dell’acquisizione di Aol, ha inviato una mail a tutti i suoi blogger sottolineando che nulla era cambiato e che, anzi, con l’acquisizione di Aol avrebbero potuto beneficiare di maggiore visibilità senza, però, percepire un solo dollaro. Così il sogno americano continua. Per Arianna, si intende.

2 Risposta a “Vendita Huffington Post ad Aol: i blogger battono cassa”

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