Quante volte hai pensato che il successo di un progetto digitale si misurasse nei follower o nei like? È normale. Siamo stati educati a pensare che più numeri significhi più risultati. Ma nella mia esperienza nel marketing per il turismo e il food, ho imparato che la strategia vera ha metriche diverse.
Sommario
1. I like non sono una metrica strategica
Un post che fa 500 like può essere completamente inutile. Se chi mette “mi piace” non è interessato ai tuoi servizi, se non atterra mai sul sito, se non diventa cliente, cosa stai davvero ottenendo?
Il like è una metrica di vanità. Piace agli occhi, ma non muove il business.
2. Perché ci lasciamo ingannare dai numeri
Perché sono facili da leggere, da comunicare, da mostrare. “Abbiamo fatto 10.000 visualizzazioni”. Sì, ma a chi? Con che effetto?
Una vera strategia richiede più fatica: chiede di guardare in profondità, di analizzare il percorso, di capire chi si sta muovendo e verso dove.
3. La vera strategia è invisibile agli occhi
Spesso i progetti che funzionano davvero non sono quelli che “esplodono” online. Sono quelli che generano risultati silenziosi ma costanti: contatti qualificati, prenotazioni, vendite, richieste personalizzate.
Ho parlato di questo in un altro articolo: ci sono piani marketing pieni di azioni… ma senza direzione.
4. Esempio reale: follower tanti, clienti pochi
Una destinazione aveva una community molto attiva su Facebook, con post che raggiungevano anche 1.000 condivisioni. Ma in termini di arrivi? Nulla. Nessuna strategia per convertire l’interesse in presenza.
Al contrario, un piccolo produttore con meno di 500 follower ha aumentato il fatturato grazie a contenuti strategici e landing page mirate.
5. Le metriche che contano davvero
Ecco cosa guardo quando valuto una strategia:
- Tempo medio sul sito
- Numero di contatti qualificati
- Percentuale di ritorno
- Tasso di conversione
- Domande ricevute (offline e online)
- Parole chiave branded cercate su Google
Tutto il resto è contorno.
6. La differenza tra rumore e impatto
Una strategia può anche fare meno “rumore” online, ma produrre impatto reale: far crescere un brand, migliorare la reputazione, aumentare il passaparola, fidelizzare clienti.
Spesso questi effetti non si vedono subito. Ma sono quelli che durano. Come ho spiegato qui: la strategia viene prima di ogni contenuto.
7. Strategie lente ma potenti
Una destinazione non si promuove in 3 post. Un ristorante non cambia percezione in 2 reels. Servono costanza, coerenza e capacità di adattarsi ai dati reali. Non ai numeri gonfiati.
8. Domande che faccio ai miei clienti
Quando inizio un nuovo progetto, chiedo sempre:
- Qual è il tuo obiettivo vero? (Spoiler: non è “avere più follower”)
- Come misurerai il successo, al di là dei social?
- Chi vuoi raggiungere e cosa vuoi che faccia?
Queste domande cambiano il punto di vista. E aprono la strada a un marketing che funziona davvero.
9. Le metriche giuste per il turismo e il food
Per hotel, destinazioni, ristoranti, produttori, le metriche devono essere concrete e legate al contesto. Non si può più accettare una strategia che “piace” ma non converte.
Ti consiglio di leggere anche: i 3 KPI fondamentali prima di iniziare un progetto turistico.
10. Conclusione: meglio pochi numeri veri che tanti numeri vuoti
Ho scelto di lavorare così: meno “effetti speciali”, più direzione strategica. Non cerco la viralità. Cerco l’impatto.
Se anche tu senti che è il momento di misurare ciò che conta davvero, possiamo parlarne insieme.
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